DUE PER UNO - NOIR METROPOLITANO (Boopen Editore, 2009)

Due per uno


 

Luca Santini non è un eroe. È un commissario di Polizia, ma soprattutto è un uomo con tutte le debolezze e le paure che attanagliano ognuno di noi. Gli omicidi sui quali indaga lo portano a scoprire un mondo dove menzogne e mezze verità si mescolano fino a rendere tutto terribilmente confuso. Tra le poche certezze che gli restano c'è quella della giustizia, in cui crede fermamente.

Claudia Scarpini è anche lei una poliziotta. Ispettore Capo della Polizia Postale si occupa di crimini informatici. Come Luca Santini, vive una situazione sentimentale confusa e contraddittoria.

"Due per uno" è un romanzo in cui amori e delitti, sentimenti e violenza, passione e mistero, si mescolano in ogni frangente della vicenda narrata. È noir, è giallo, è rosa. I colori della tavolozza si trasferiscono nella penna dell'autore per dipingere uno scenario quotidiano senza vinti né vincitori.

Edito da Boopen Editore - ISBN: 978-88-6223-745-1

Vai alla scheda del libro sul sito internet di Photocity Edizioni oppure scarica la versione eBook Kindle sul sito Amazon.it

È possibile leggere le recensioni del romanzo nella sezione
RECENSIONI E INTERVISTE



Capitolo 1

Cliccando qui puoi scaricare il primo capitolo in formato PDF

Martedì 15 aprile. Ore 9.30

Una pioggia sottile e fastidiosa batte da diverse ore i tetti della città. In prossimità della tangenziale l’odore della terra fradicia si confonde con quello dell’asfalto e degli scarichi delle automobili. Mi avvicino al piccolo drappello di persone sul ciglio della strada. Un agente mi viene incontro e solleva il nastro con la scritta “Polizia” per permettermi di passare.
   Il mio naso percepisce subito il cambiamento. L’odore si trasforma in un fetore acre, dolciastro, nauseabondo. Lo riconosco immediatamente, è odore di morte. Porto una mano alla bocca cercando di respirare attraverso il fazzoletto, trattenendo a stento i conati di vomito.
    «Dottor Santini...». La sua voce è inconfondibile. Soffoco un’imprecazione.
    «Buongiorno dottoressa» dico stringendole la mano in maniera decisa. «Mi scuso per il ritardo, ma era impossibile arrivare prima. La tangenziale a quest’ora del mattino è un inferno».
    Faccio di tutto per sostenere il suo sguardo. Nel frattempo mi chino per osservare da vicino quel corpo informe e bruciacchiato.
    Il sostituto procuratore continua a fissarmi e con voce che trovo mio malgrado bella e sensuale dice «Dai primi riscontri del medico legale sembrerebbe che il decesso sia avvenuto meno di ventiquattro ore fa. È comunque difficile stabilirlo, visto lo stato del cadavere. L’autopsia e i rilievi della scientifica consentiranno di avere un quadro della situazione più preciso».
    «Uomo o donna?» domando passandomi una mano sulla guancia ispida. Mi chiedo perché non mi abbia ancora rimproverato per non essermi rasato.
    «Abito lungo» risponde.
    «Una donna...».
    «No».
    «Uhm...». Alzo lo sguardo e fisso i suoi occhi azzurrissimi con aria interrogativa.
    «Dall’abito o da quello che ne rimane si direbbe un sacerdote».
    «Oh, merda...» mi lascio sfuggire. «Ehm... Scusi l’espressione dottoressa...» balbetto con finto imbarazzo per quella mia uscita non troppo raffinata.
    «Non si preoccupi. Nell’ambiente in cui lavoriamo sono abituata a imprecazioni ben peggiori. Nel giro di alcune ore dovremmo saperne di più. Nel frattempo, se non le dispiace, lascerei il campo alla scientifica. Aspettavo giusto il suo arrivo. Inoltre a quest’ora dovrei già essere in Procura per una riunione importante. Sono in ritardo...».
    Il suo tono di rimprovero misto a sarcasmo ha un chiaro significato, quello di mostrare chi è che comanda le operazioni. La cosa non mi sorprende. Ogni volta che mi trovo a lavorare con lei provo l’irrefrenabile desiderio di mandarla a quel paese.
    Dottoressa Serena Dorseo. Quarantadue anni, ma ne potrebbe dimostrare tranquillamente trentacinque. Laurea in legge con lode a ventiquattro, subito vincitrice di concorso per entrare in Magistratura e ora eccola a sovrintendere le indagini dei casi più eclatanti di cronaca nera, al servizio di una delle più importanti Procure.
    La gloria deve essere sua. Sempre sulle prime pagine, sempre intervistata nei servizi dei telegiornali a raccogliere lodi e consensi, spesso frutto del lavoro dei suoi sottoposti. Ai quali non resta che la soddisfazione di avere fatto il proprio dovere, magari prendendosi una pallottola nella schiena con tanto di medaglia messa al collo della vedova o del genitore di turno.
    Bella, impeccabile. Mai un capello fuori posto, con quel suo modo di raccogliere la crocchia dietro la nuca che la rende austera e allo stesso tempo incredibilmente provocante.
    La sua vita privata sembra uno scrigno impenetrabile. Non è sposata e nessuno conosce nulla delle sue frequentazioni. Mistero assoluto. Ovviamente in Questura si sprecano le voci sulla sua presunta vita sessuale. Se qualcuno vuole attirare l’attenzione dei colleghi non ha che da dire di avere sentito pettegolezzi interessanti sulla Dorseo. Anche se tutti sanno che ogni notizia, ogni particolare pruriginoso che gira sul suo conto non ha mai ricevuto conferma. E non pochi di noi poliziotti vorremmo “toccare con mano” quanto si vocifera.
    «La devo salutare. Ora ho molte cose da sbrigare. Poiché le indagini del caso ho deciso di affidarle a lei, vorrei incontrarla oggi pomeriggio nel mio ufficio, così cercheremo di definire la strategia operativa». E volgendomi le spalle si allontana rapidamente.
    Mi soffermo a guardare quelle gambe flessuose che in equilibrio su elegantissimi tacchi sono capaci di restare perfettamente stabili, nonostante l’erba bagnata che riuscirebbe a far scivolare le suole bullonate di un calciatore. Un agente della scorta le apre la portiera, lei sale e l’auto si allontana.
    Defilandomi un poco riconosco l’ispettore Valeri, lo chiamo e mi faccio raccontare quanto mi sono perso a causa del traffico.
    «Commissario» incomincia lui con i soliti modi ossequiosi che tiene sempre nei confronti dei superiori. È uno dei pochi rimasti in Questura a chiamarmi “commissario”, quasi fossimo ancora al tempo di Maigret. «Sembra che si tratti di un sacerdote».
    «Questo lo so. Me l’ha detto il sostituto procuratore. E non mi è difficile immaginare il motivo per cui la Procura ha deciso di affidare il caso alla Dorseo. Quando c’è di mezzo un ecclesiastico la faccenda va presa con le pinze».
    Valeri riprende il racconto. «Il cadavere è stato trovato da un operaio. Stava andando a lavorare in bicicletta quando ha avvertito necessità fisiologiche. Così ha lasciato la bicicletta sul ciglio della strada, ha scavalcato la staccionata ed è entrato in questo prato. Era sua intenzione andare dietro quel cespuglio» dice indicandomi la direzione con la mano. «Ha sentito questo fetore nauseante e quando ha compiuto la macabra scoperta ha chiamato subito la Polizia».
    «Capisco. Ci sono ipotesi su chi possa essere la vittima?».
    «Al momento non abbiamo trovato documenti indosso all’uomo, tranne un rosario d’argento che teneva in tasca e che non è stato distrutto dal calore. Anche se credo che non sarà difficile risalire alla sua identità. Immagino non siano molti i religiosi scomparsi per i quali è stata sporta denuncia. Ho già avvertito gli uomini dell’archivio informatico della Questura. Nel giro di qualche ora avremo i risultati che usciranno dall’interrogazione del database».
    «Dov’è ora l’uomo?».
    Valeri mi guarda stupito. «Qui davanti a lei commissario...».
    A volte Valeri sembra perdersi nei suoi pensieri e non riesce a fare altro che darmi risposte idiote. Per fortuna non è sempre così svanito.
    «Non mi riferisco al cadavere, intendo dire l’operaio che ha trovato il corpo...».
    «Ah... sì... certo...» risponde imbarazzato. «È stato accompagnato a casa. Si è sentito male. Per quel poveraccio non deve essere stata una sorpresa piacevole trovarsi di fronte uno spettacolo simile alle otto del mattino. Non è la cosa più bella da vedere dopo colazione».
    Sante parole. La scena alla quale ho appena assistito per poco non mi ha restituito il cappuccino con brioche di questa mattina.
    «Me lo mandi in ufficio. Lo convochi per oggi pomeriggio. Anzi, no. Oggi pomeriggio dovrò vedere la dottoressa Dorseo. Gli dica di venire prima di pranzo. E per quell’ora mi faccia avere un rapporto dettagliato su tutto quanto sarà emerso dalle indagini preliminari».
    «Va bene commissario».
    Mi allontano da questo luogo in cui l’ombra della morte si mischia con quella dei larici. Salgo in auto e m’immergo nuovamente nel fiume di lamiera che scorre lento sulla tangenziale. Infilo un cd nell’autoradio e provo a rilassarmi.
    Vengo da un periodo difficile. Una separazione appena lasciata alle spalle. Una vita che fino a poche settimane fa sembrava perfetta e che ora una banale scappatella extraconiugale ha reso un inferno. Inutile piangere sul latte versato. Le note di Take It Easy si confondono con lo sbattere del tergicristallo. Guardo l’orologio, le nove e tre quarti. Alzo il volume per non sentire più la pioggia che continua a cadere ininterrottamente.
    Forse un caso importante sul quale gettarmi è proprio quello di cui ho bisogno. Mi terrebbe impegnato con la testa, impedendo ai miei pensieri cammini tortuosi che non conducono da nessuna parte.

Torna alla pagina principale




© 2010 - Maurizio Badà
E-mail: info@mauriziobada.it



Valid XHTML 1.0 Transitional

Template design by Six Shooter Media. Sponsor: Bingo.